Testimonianza
Testimonianza

Testimonianza

Testimonianza resa da  Paola Di Meglio nata a Napoli il 9 febbraio 1951, circa i fatti e gli  eventi relativi a Tassone Ivano Pahlavi  Savoia Garro.

Nota: i tre asterischi stanno per nomi concreti.


Autunno  1978

Conosco   Ivano  ad un   corso di inglese alla  “British School” , in piazza Galimberti, a Cuneo. La scuola non esiste più , né mi risulta abbiano fatto altri corsi  in seguito. Ivano,  ventunenne , è  un gran bel ragazzo , con un meraviglioso sorriso ed una innata eleganza.  Mi colpisce  soprattutto per la sua  grande disponibilità  e bontà  ,oltre che per la sua profonda intelligenza e capacità  di entrare subito  “in sintonia”. Ha  modi  molto distinti  e conversa  di qualsiasi argomento  con  la sicurezza  e la profondità di chi  lo conosce bene. Al corso di Inglese mi sembra  quasi  fuori  posto . Si  crea subito  simpatia e presto diventiamo amici. Ivano non è  sempre presente alle lezioni.Si  assenta verso la fine dell’anno  fino  oltre le vacanze natalizie ( fra la fine del 1978 e l’inizio del 1979) . Di quel corso non   ho  alcun attestato né mi risulta sia stato dato ad alcuno dei partecipanti. Del resto mi ci sono iscritta  su insistenza di una  mia  collega  di Borgo San Dalmazzo ( CN )  che non voleva  frequentarlo da sola ;  diceva di averne bisogno per sostenere un esame di inglese  presso la facoltà di Psicologia a Padova  ( è ancora iscritta  adesso e a tutt’oggi – 2005 – non mi risulta abbia dato  ancora quell’esame); promise che mi avrebbe ricambiato iscrivendosi  poi a un  corso di Francese  che invece interessava me  e che non si sarebbe fatto mai. L’insegnante  di madre lingua è …, strano personaggio  in crisi con la  regole di grammatica  che dovrebbe   insegnarci. …, la  mia collega  con suo marito … una cugina , cominciano a  frequentarmi  molto assiduamente , insistendo sempre che ci  sia  anche Ivano. La mia collega  in questo periodo mi  dice che la timidezza di Ivano è  dovuta ai “ ben noti problemi con la madre”. Siccome cado dalle nuvole ,cambia  subito discorso. In realtà   con Ivano non si parla della madre. Mi ha  detto   che la persona di cui porta il cognome, … non è suo  padre . Mi  dice che nei  confronti  di costui prova  grande  disprezzo ,  ma non  va   oltre . Ho  comunque  subito notato  –  e glielo ho  detto – che non ha certamente né modi né tratti  meridionali  o piemontesi . Lui   ha  accennato a un sorriso. Sono a conoscenza  che  vive in casa  con quelli  che io penso  essere sua madre e suo fratello ,con i quali  non troverò  mai  alcuna somiglianza. Mi meraviglia  molto, anzi, la mancanza di “familiarità”con Lucia ,di quella  sorta di confidenza  che  ho sempre visto , quasi “respirato” in tutti  i rapporti  madre – figlio che ho incontrato nella mia vita. Lui non dà   risposte    alle mie perplessità ,né io insisto. Capisco che  c’è qualche cosa di cui non può  o non vuole  parlarmi . Intuisco  solo una grandissima sofferenza. Solo  molti anni dopo  comincerò  a capire cosa si nasconde dietro i suoi  dolorosi silenzi.

Gennaio 1983

Dopo qualche mese dal mio  matrimonio   sono informata  da mio marito … che lo  ha  fatto per un preciso   “ ordine ”  del suo  amico   senatore…In questi  anni  Ivano  frequenta i   salotti  delle famiglie più in vista di Cuneo :  prefetti , intellettuali e professori , …, ricchissima figlia di un colonnello , nonché la  signora …,  donna di grandissima cultura e intelligenza  ,vedova di un famoso avvocato e politico di Cuneo. Frequenta anche  una anziana  principessa di  antica nobiltà , … e la  famiglia di  sua figlia …  che ha sposato un  dirigente di Banca:  tutte persone  che apparentemente ben poco parrebbero  avere     in comune con chi  sembra essere  solo un giovane  insegnante,  figlio di una insegnante elementare. Quando  Ivano  mi ha  presentato  alla  signora … mi  sono  resa immediatamente conto che il  livello della conversazione è  difficilmente  sostenibile  per  me. Mi sono trovata  di  in mezzo ad una conversazione   che va ben oltre la sola “istruzione scolastica ” , per quanto io abbia studiato. Si  tratta  di persone  veramente  e profondamente colte , di fronte alle quali   posso solo  rimanere  incantata   ,  affascinata  sia dagli  argomenti che dalla  profondità  ed il garbo con cui sono trattati.  Ricominciamo  a vederci    di nuovo  con  assidua  frequenza quando  Ivano , dopo un  periodo di  insegnamento  trascorso a Vicenza , ottiene   il trasferimento  nella zona di Cuneo. Nel frattempo ci  siamo  comunque incontrati  in  diverse occasioni, anche  quando è nata  mia figlia.

Maggio 1984

Ivano mi  mette in contatto con una  sua conoscente  (…)   e mi fa  conoscere  la baby sitter  per mia figlia , un’ ottima ragazza , attualmente Badessa delle Clarisse…Muore  un amico. Andiamo insieme al funerale. La  moglie  del senatore … (… ) mi avvicina  chiedendomi di presentarle Ivano. Lo ha guardato per tutto il tempo del corteo funebre al punto che ne eravamo  anche un poco imbarazzati. Non si trattava  comunque solo dell’interesse di una donna, ma ,come in tantissime altre occasioni, c’era la curiosità  e l’ansia di  essere presentati a   “qualcuno”. D’altronde, il marito, era lo stesso  senatore che aveva “ordinato” a mio marito  di sposarmi. Durante  tutti questi anni  tantissime altre volte mi  sono capitati  episodi del genere. Tutte le volte che  qualche persona  che mi conosceva  mi vedeva insieme a lui, lo  guardava con curiosità  nello stesso modo;  puntualmente  faceva in modo di fermarmi per farsi presentare e  ci  invitava, insieme, a casa  sua. Le cose sono completamente cambiate  quando Ivano ha cominciato a voler far valere i propri diritti e vedere riconosciuta la sua reale identità .Hanno cominciato ad evitarmi tutti ,compresi  i parenti.
Qualcosa , invece non è cambiato ed è il fatto che da sempre, da quando lo conosco, ovunque  fossimo,  a distanza di alcuni metri,  qualcuno  lo  osservava . Erano sempre persone molto distinte. A volte si trattava di coppie, ma molto spesso  c’erano  uomini giovani,  con occhiali da sole , sempre elegantissimi e molto discreti ,  sul  volto     tratti  orientali. Non si trattava mai, tuttavia ,  della stessa persona . Spesso , già allora , ci accorgevamo  di auto che ci seguivano.

Febbraio  1994

Avviene  l’episodio che segna per me la prima esperienza molto forte e significativa  nella  lunga  e dolorosa  vicenda di Ivano, alla  ricerca   della giustizia,  per l’affermazione della sua reale identità. A Cuneo un’auto  aveva attraversato con il rosso  in corso  Brunet, angolo viale degli Angeli tagliando la strada   a Ivano  e distruggendogli la Peugeot. Ero appena tornata a casa proprio dopo un caffè preso insieme a lui. Mi telefonò  appena  riavuto dall’impatto. Fui io ad  accompagnarlo  in Ospedale,  non avendolo soccorso  l’investitore, certo … (  amico di …)  che  ebbe  la faccia tosta di venire sotto casa mia dopo qualche settimana per  chiedermi cosa  avessi visto . Cosa del tutto  assurda  per un normale  incidente.

Febbraio  1995

Avevo  telefonato all’avvocato …, che seguiva  la mia separazione , per  chiedergli di assistere  Ivano   per una  ingiustificata  nonché ignominiosa  querela messa su contro di lui da una ex collega, …, e un altro strano personaggio. L’avvocato  va  letteralmente  fuori di testa non appena lo vede nel suo studio, o, meglio, lo “riconosce”. Mi dice, irritatissimo, e impaurito, che  avrei dovuto avvisarlo che era “quel “ mio amico  e che  non avrei mai dovuto portargli  “LUI”. Non  da spiegazioni del suo comportamento né  vuole  difenderlo.

Marzo 1995

L’avvocato …, con una  serie di pretestuose argomentazioni, rinuncia a rappresentarmi  nella causa di separazione   con tanto di lettera  scritta, peraltro  poi  acquisita  anche   dalla Procura di Torino. Devo aggiungere, in proposito, che avendo saputo che la querelante , … è conosciuta dal senatore …, gli ho parlato affinché  la convinca a ritirare  la assurda querela  nei confronti di Ivano  , ma il senatore –dichiaratosi disponibile in un primo momento –   mi dice  dopo  qualche giorno     che su quella questione lui  non  ha   potere    di intervenire ,come gli fosse impedito da qualcun altro a lui superiore , ma  da chi?! ( La vicenda si concluderà poi , dopo  qualche anno  di inutili rinvii , con lo  stralcio  del nome di Ivano  per la sua completa e assoluta estraneità  dai fatti)

26  Marzo 1996

Sono convocata come   testimone  all’udienza  del  procedimento  per omissione di soccorso  nei confronti   di … in occasione dell’incidente che  aveva causato a febbraio 1994. La sentenza di assoluzione  per l’investitore  viene   emessa  ( guardate le combinazioni!)  dal giudice onorario avvocato  … ( tutto preannunciato – SIC!-   dallo stesso … telefonicamente ad Ivano): Il fatto non sussiste – quindi non c’è stata omissione di soccorso –  perché non v’era “sanguinamento” al volto! Fiduciosa nella giustizia dopo alcune settimane , accompagno   Ivano   in Tribunale per chiedere la motivazione della sentenza  : c’è  tra gli impiegati  un  po’  di panico , accompagnato da  qualche titubanza. Poi un cancelliere in carriera  mette  fine alla questione , strappando il fascicolo di mano all’impiegata  rimasta  immobile  dietro la porta .
Nega  qualsiasi  diritto a conoscere la motivazione, perché “ la questione non lo riguarda” .
Ho riconosciuto   in lui  il fidanzato  (ora marito)  dell’avvocato …  dello  studio legale  … che seguiva la querela. Inutile aggiungere che nemmeno  la stampa  locale accetta di pubblicare alcunché in merito,appena sente  di chi si tratta. Uno degli interpellati è …,  responsabile pro tempore  de “la Guida”, settimanale cattolico , che balbettando  cerca vaghe , improbabili,  motivazioni “politiche”. L’altro interpellato  , … fa finta di interessarsi della cosa, cercando  invece da me notizie su Ivano. Promette la pubblicazione su “la Masca”, settimanale laico , della motivazione  ove mai  riuscissi  ad averla , cosa già negata e certamente impossibile.

Siamo ormai ai primi mesi del 1996

E’   a causa di tutti  questi  strani episodi che mi sono resa conto  Ivano deve essere effettivamente un “LUI” particolare . Egli stesso ha incominciato  ad aprirsi con  me   ormai  fiducioso e mi chiede di aiutarlo  a  far venire fuori la verità. Nell’anno seguente  cominciamo a  cercare notizie all’ Anagrafe di  Cuneo.

Estate 1996

Ivano trova uno strano certificato di nascita di Ivano Tassone  nato il 20  novembre 1957 ,  datato 12 novembre 1957.

Settembre 1996

All’Anagrafe  Comunale ci rivolgiamo in un primo momento    ad una conoscente   che all’epoca abita  di fronte casa mia ….
Lei entra nell’ufficio dello  Stato  Civile e ne esce dopo un po’ di tempo, molto pallida. Ci dice che avremmo potuto avere il certificato integrale  solamente su autorizzazione della procura della repubblica, previa richiesta scritta della madre, a causa della necessità del consenso per le notizie riservate, come in tutti i casi di adozione. Questo mi  convince  che ce ne  debba  essere  una.

Fine anno 1996 –inizi anno 1997

In un libro  di Arrigo Petacco ,”REGINA” ci aveva colpito un’affermazione dell’autore circa un amore giovanile tra Maria Gabriella di Savoia e lo Scià di Persia Reza Palhavi. Ci fu  poi una trasmissione su una rete televisiva nazionale  pubblica  che ospitò una sera Maria Gabriella di Savoia. La giornalista ( bruna, 30/35 anni, già vista in qualche altra trasmissione )  le rivolse molte domande  sulla sua infanzia ed i giorni immediatamente seguenti il referendum. Lei descrisse  anche il viaggio sulla nave che li portava all’estero. Parlò della nurse e dei suoi problemi di salute. Mostrarono alcune foto. La trasmissione andò avanti per un bel po’, tra  ricordi e domande, cerimonie e sorrisi, fino a quando la giornalista fece inquadrare  una foto che ritraeva  le principesse Savoia, in cui il volto di M.Gabriella era evidenziato da un cerchio. Chiese alla principessa di  voler raccontare  della richiesta di matrimonio fattale dallo Scià  di Persia  per mezzo di un ambasciatore (autore dell’indicazione sulla foto). Fu tutto molto inaspettato, improvviso, un vero fulmine a ciel  sereno, anche nello studio televisivo. La domanda non era  stata prevista e la reazione della principessa fu un gelo improvviso, che non riuscì  a nascondere  la grande irritazione. Non  rispose. La trasmissione  seguì poi nel clima di gelo che si era creato. Non  andò  più in onda quella trasmissione, né rividi più quella giornalista in televisione.

Primi mesi 1997

Continuando  le nostre ricerche all’anagrafe comunale ci rivolgiamo nei  primi mesi del 1997,ad un’altra mia  (ex) amica che lavora anche in Comune:…Ripetutamente, davanti a noi,consulta il computer collegato all’anagrafe, ma Ivano  risulta essere  “soggetto inesistente”. Eppure all’anagrafe da diversi anni sono stati caricati, oltre i nati a Cuneo (come  ci risultava essere Ivano) anche coloro  che almeno una volta  vi avessero avuto la residenza. Vi risulto anch’io, nata a Napoli e persino il mio ex marito che non  vi è nato e non  risiede più a Cuneo  al momento dell’interrogazione dei dati al computer. … però, afferma che sarebbe  certamente venuta a capo della faccenda, essendo in grado di accedere a tutti i dati, anche quelli più riservati dei soggetti adottati. Invece non ci fa sapere niente se non che Ivano resta per l’anagrafe di Cuneo  “soggetto inesistente”. Eppure  all’anagrafe tributaria esiste! Da  questo  momento … mi  eviterà   con attenzione!
Torniamo  dopo un po’ di tempo direttamente allo sportello dello Stato Civile: l’impiegata  consulta il computer  e neanche lei trova il nominativo. Allora , dopo altri tentativi falliti , apre davanti a noi  un registro molto vecchio e grosso. Vi si intravede una lunghissima annotazione, ma l’impiegata si accorge della nostra attenzione e ci toglie dalla vista il registro, allontanandosi. Ricopia pochi dati su un foglio, dandoci, in pratica un certificato “semplice” di nascita senza nemmeno indicazione di paternità e maternità, sostenendo che quello va bene anche per uso matrimonio. Allora tentiamo di nuovo  con un’altra mia conoscente , … Anche lei consulta prima il computer del proprio Ufficio.  Poi ne consulta un altro direttamente negli uffici dell’anagrafe. Ivano risulta sempre “soggetto inesistente”. Poi  si dirige allo stato civile. Da dove aspetto vedo  bene che cosa fa. Entra nell’ufficio e prende lo stesso registro  che l’altra impiegata  aveva consultato in nostra presenza ;  rimane china  su di esso e legge a lungo per diversi minuti molto tesa. Quando esce ( ci è parso  che siano  trascorsi  circa 20 minuti ) è pallidissima e sconvolta. Ci dice  che non c’é  nessuna notizia particolare ;  scrive su un pezzo di carta il nome dell’ostetrica ( signora  … ) e poi aggiunge che la magistratura non avrebbe potuto consentirci  di sapere di più, perchè quello che c’è  da sapere è  tutto lì.
Da quel giorno … mi ha sempre accuratamente evitato ed anche la madre di cui ero amica non mi ha più frequentato. Addirittura una volta entrambe, alla vista di Ivano che mi accompagnava, sono  letteralmente scappate. Dopo qualche giorno  contatto  telefonicamente l’ostetrica …. Lei non mi chiede  chi  io sia   o  come mi permetta di chiamarla senza conoscerla. Neanche rimane   sorpresa, tantomeno si indigna, quando – entrando brutalmente in argomento –  le chiedo   come mai 40 anni prima, nell’ospedale di via Malta a Cuneo, fosse stato dichiarato  come nato dopo una gravidanza “a termine” un  bimbetto piccolissimo, al massimo pesava un kg e 7 etti,  che non aveva nemmeno le unghie. Mi  risponde che non è  il caso di  darsi pena: lui è  un bel ragazzo robusto e non gli manca niente! Solo (cito testuali parole)  era “ nato non ben rifinito”!, Eppure  non  dovrebbe   sapere neanche di chi parlo. In realtà,fin dalle prime battute telefoniche lei  ha  mostrato  di sapere bene di chi si tratta. Non solo: ad un certo punto  ha  affermato  che se   poi lo scambio  dei bambini c’era stato (ed io  non  ho assolutamente  neanche accennato  a niente del genere) non era detto che fosse  stata lei, perché  non era certo che ci fosse lei di turno quel giorno. Quando le  sottolineo la gravità delle sue affermazioni allora , e solamente allora , mi chiede  il nome dell’interessato dicendo che lei stessa avrebbe fatto richiesta di chiarezza all’Autorità giudiziaria. Nel frattempo Ivano ha  subito vari e gravi incidenti. Inoltre,nel suo ambiente di lavoro  comincia ad essere anche vittima  di continue battute sulla sua “adozione”, con insistenti riferimenti  alla sua famiglia di origine. Nell’Ufficio dove lavoro ( Agenzia Entrate , all’epoca dei fatti  Ufficio Imposte Dirette di Cuneo) i colleghi incominciano a comportarsi in maniera a dir poco  molto strana. Quando arrivo tacciono  all’improvviso interrompendosi e sono  tutti spesso e misteriosamente  collegati all’anagrafe tributaria. I computer ,sempre prima lasciati collegati all’Anagrafe Tributaria, vengono ora accuratamente scollegati dal sistema centrale. Dalle mie interrogazioni all’Anagrafe Tributaria Ivano non solo risulta essere esistente , ma  sono evidenziati  “rapporti con altri soggetti”, come in tutti i casi di omocodie  o confluenze. Non riesco , però ad andare oltre, bloccandosi sempre il computer  sul suo nome.
Fatico ad avere la chiave di  accesso. Riesco ad avere poi, solo quella di livello minimo.

Pasqua 1997

Cercando di capire che cosa stia accadendo e tenendomi volutamente nel vago,chiedo allora ad una mia collega (…) che all’epoca  mi frequenta  anche fuori del lavoro ( abbiamo trascorso la Pasqua insieme) di aiutarmi a capire che cosa stiano  “trafficando ” in Ufficio attraverso l’anagrafe tributaria a danno di una persona a me molto amica. Lei dichiara  affannata di non saperne nulla ,ma la tradiscono  l’ansia ed il  pallore. Il giorno dopo un’altra collega   , …, mi chiede senza giri di parole  cosa io intenda  fare  relativamente alla faccenda della quale ho  parlato con Le rispondo  che avrei aspettato,certa che la verità sarebbe presto venuta fuori. Da allora in avanti entrambe mi  hanno evitato. In questo periodo  mi  reco  con Ivano alla Diocesi di Mondovì  per richiedere il  certificato di Cresima. Come vede Ivano il prelato che ha  aperto la porta  ce la rinchiude   letteralmente  in faccia. Ci allontaniamo esterrefatti e dopo pochi minuti lo vediamo  darsela a gambe levate come se avesse visto un fantasma!

22 aprile 1997

Accompagno Ivano  alla Questura di Cuneo, per sporgere denuncia in seguito a uno strano ennesimo incidente. Qualcuno ha  cercato di colpirlo con una grossa pietra , mentre percorreva la strada  per andare in Chiesa , a Madonna della Riva, in Cuneo. Troviamo  in servizio l’Ispettore … che ascolta  con attenzione, mostrando stranamente di  avere inquadrato  bene la situazione, come se in realtà la conoscesse e dice: “Probabilmente  a monte c’è una famiglia molto ricca  e grossi interessi . Ci sono gli estremi  per iniziare le indagini , ma devo riferire al  mio superiore”. Si impegna a telefonarmi l’indomani  mattina  , per confermare l’appuntamento. Ovviamente non  telefona  nessuno per confermare l’appuntamento. Richiamo io  e mi dicono che l’ispettore è  lontano…Quando il sabato successivo  Ivano , da  casa mia , cerca del suo superiore, quest’ultimo  gli si rivolge  malamente  , intimandogli di non disturbare mai più  la polizia   per certe sciocchezze. (Pare che  l’ispettore  … sia stato trasferito  per sempre.)

 Maggio 1997

Credendo di togliere la firma da un conto di …, Ivano scopre che esisteva un “Deposito Amministrato”  del San Paolo, molto vecchio, del quale riuscirà mai a sapere altro.

Estate 1997

Accompagno  Ivano a  Racconigi. Qui in un Santuario, un certo … gli  chiede di scrivere a Maria Gabriella di Savoia  la sua storia in una lettera “sub secreto”. Lo fa,  pieno di speranze, ma quando ritorniamo per  sapere dell’esito, non ci  apre nessuno. L’avvocato … di Torino  che ha   cominciato ad occuparsi  della  vicenda di Ivano, prende  tutti i miei  appunti  sulla questione. Dichiara , nel corso  della conversazione ,  che sarebbe stato  assai  più semplice per lui , se fosse stato  solo  figlio di  un  grande industriale come  ….

 Ott/ nov 1997

 Accompagno  di nuovo Ivano dall’avvocato  … :  gli  consegna  una lettera per uno studio  medico che avrebbe dovuto eseguire delle  analisi. Trovo  strano che abbia  sottolineato il nome e  cognome nel  corpo della stessa. Qualche settimana dopo l’avvocato  si ritira, per  “pressioni dall’alto”. Alla Parrocchia  del  Sacro Cuore  in Cuneo ci rilasciano un certificato di Battesimo di Ivano  a dir poco “strano”,senza indicazione di  Cresima  e  addirittura  indicante la data di battesimo nel 1997! Va qui  sottolineato che negli anni abbiamo  contatto diverse volte M. Gabriella di Savoia. La prima volta fu dopo la richiesta di … circa la lettera “sub secreto”. Non avendo ricevuto risposta, Ivano  mi chiese di scrivere  a sua madre  M.G. Lo feci , anche se ,in verità, recalcitrante. Le chiedevo, sostanzialmente, di rispondergli  o , quantomeno, di restituirgli la lettera. Inviammo una raccomandata con ricevuta di ritorno che tornò  solo dopo  circa un mese e unicamente dietro insistenze e lamentele  da parte di Ivano  presso gli Uffici Postali. Ci fu addirittura una corrispondenza tra l’ufficio postale responsabile ed  con Ivano. Eppure formalmente  ero io che avevo scritto! La ricevuta giunse poi con  una firma strana, forse cancellata e riscritta. Anche nell’anno seguente Ivano le scrisse, le inviò degli auguri e diversi fax. A mezzo fax inviò anche l’ennesima richiesta di aiuto con una foto. Inutile dire che la cosa cadde nel silenzio totale. La cosa singolare è che non ci fu però nemmeno una diffida nei confronti suoi né miei. Tutto ciò nonostante le numerose telefonate, fatte da entrambi  alla principessa, perfino, una volta ad  Hautecombe. In genere rispondeva qualche segretario / segretaria  in perfetto italiano. Tuttavia, appena sentiva  la richiesta  cominciava a farfugliare  in qualche lingua straniera, intramezzata  dal francese, di non capire l’italiano, promettendo tuttavia  di riferire alla principessa. Lo stesso capitò una volta che telefonai a Vittorio Emanuele, presentandomi come la “ testimone”. (Singolare il fatto che ci fosse sempre qualcuno a far avere ad Ivano numeri di telefono “criptati”) Una  volta telefonai , poi ,  all’ultima  sorella vivente  di Umberto : Maria Borbone  Parma. Avevamo saputo dalla signora …, amica di Lucia, che viveva in Francia. La stessa B.  si era fatti esporre tutti i fatti e gli elementi di nostra conoscenza , promettendo di contattarla  o farla contattare da qualche sua parente o amica   che abitava  nei pressi della villa della  principessa. La principessa Borbone   rispose   subito  molto gentilmente a me interlocutrice  dall’Italia; non appena  le chiesi però di  parlare di Ivano  a  sua nipote , si agitò immediatamente moltissimo , letteralmente  in panico e disse che non le era possibile assolutamente perché non la vedeva mai. Interruppe  terrorizzata la telefonata. Tutte queste telefonate  sono state fatte insieme ad Ivano ,con il microfono spostato o il “viva voce” affinché sentisse.
In molti casi eravamo costretti  a chiamare da cabine  perché avevamo spesso entrambi  la linea telefonica interrotta.

Gennaio 1998

Ivano viene di proposito  a prendermi all’uscita dal lavoro . Le colleghe  che prima mi frequentavano e che conoscevano anche lui, sono  uscite insieme  dall’Ufficio .Alla vista di Ivano rimangono  praticamente immobili , quasi fossero pietrificate e non riescono  neanche ad allontanarsi dal portone , pallidissime ed addirittura tremanti. Quando,all’indomani , chiedo  spiegazioni , non ricevo  alcuna risposta. In compenso mi viene  immediatamente  tolto anche il saluto.

Maggio 1998

La  prima Ostensione della Sacra Sindone  dopo l’incendio  della Cappella  avvenne nella primavera del 1998. La prima visita alla Sindone insieme a Ivano  fu l’ 8 maggio del 1998.Era un venerdì e lui  stesso aveva prenotato telefonicamente  per due persone . Sul biglietto che gli avevano mandato era persino scritto l’orario  di inizio e di fine della visita stessa : solo quindici  minuti in tutto. Eravamo arrivati prima  del tempo , ma già fuori i giardini reali ,al primo  ingresso ,un  signore  distinto   fece un cenno ad Ivano  , lasciando  fuori un folto gruppo di pellegrini già in coda. Sulla passerella in  legno ,all’interno dei giardini  ,man mano che ci si avvicinava   alle grandi tende viola  , restavamo  sempre più isolati da un  già sparuto gruppo di persone  , neanche dieci , di cui alcuni stranieri , grazie all’intervento di addetti ,  posti  a destra e a sinistra della passerella ,  che fermavano  gli altri pellegrini presenti  o lasciavano  passare solo  noi , unicamente  con gesti o cenni. Tutto questo avveniva  infatti in un grandissimo silenzio ,con estrema deferenza  nei confronti di Ivano  ,al cui avvicinarsi gli addetti ,   dei  quali si individuavano immediatamente i modi aristocratici  , chinavano il capo in segno di saluto e rispetto .Alcuni di questi , poi , quasi ci accompagnavano  per un breve tratto ,fino a raggiungere il  successivo  gruppetto di  incaricati  che, a loro volta  , dopo  aver fatto largo a Ivano  ,   a  loro volta  ci accompagnavano , quasi  come  se  silenziosamente e assai discretamente lo “ scortassero ”. Ciò avvenne  per tutto il tragitto  e anche nella sala di proiezione eravamo quasi soli. Costoro    facevano   in modo , comunque , che Ivano  fosse  sempre  “isolato” rispetto agli altri , qualche passo avanti ; tutti rimanevano  distanziati di qualche metro  ,  me compresa . Più volte notai  discreti  sguardi di intesa  tra alcuni presenti .Molti di loro indossavano  berretti azzurri con lo stemma dei  Savoia. Entrati nel  Duomo , ci avvicinammo da sinistra alla Sacra  Sindone. Stesso  copione :  cenni  di saluto con il capo , sorrisi appena accennati .Davanti alla Sindone  potemmo rimanere  per tutto il tempo  desiderato . Ci fermammo lì almeno per un quarto d’ora e ci allontanammo solo quando Ivano  mi fece  cenno  di andare. Alla chiusura dell’Ostensione del 1998   (credo fosse agosto ) arrivammo al Duomo  appena prima della Funzione. La gradinata era gremita di fedeli  .Molti uomini indossavano una specie di uniforme   azzurra con stemmi dei Savoia. Non si poteva entrare ,ma uno degli uomini in divisa  ,dopo un cenno  ad Ivano ,alzata una Transenna di corda rossa , ci fece passare ,facendoci largo fino all’ingresso nel Duomo stesso. Anche nella Chiesa c’erano diversi uomini  con la stessa uniforme.Per tutto il tempo della Messa due di loro  furono sempre a  pochi  passi  da Ivano .

Estate  1998

Anche l’impiegata del Comune … non  mi aveva più frequentato ,dopo le nostre ricerche all’anagrafe  di Cuneo; un giorno però, Ivano ed io la incontrammo in piazza Galimberti e dopo diversi suoi tentativi  di evitarci la invitammo a bere un caffè insieme a noi. Portammo il discorso  sul famoso certificato e sul registro  sul quale avevamo intravisto la lunga annotazione. Non sono sicura che Ivano no abbia suggerito il cognome “Savoia”, ma sono certa che …. pronunziò “da parte di madre” affermando che la madre fosse ,appunto una Savoia. Numerosi sono gli  “incidenti”   subiti da Ivano. Di alcuni sono stata testimone oculare. C’ero anch’io a Torino quando gli tagliò la strada un motociclista “affumicato ” in volto. Se non posso affermare di averlo visto tirare fuori la pistola ne ricordo l’espressione del volto e ricordo la dinamica del fatto. Cimitero di Cuneo: una  signora spingeva Ivano con delle grosse forbici , adatte ai fiori  , dietro la schiena. Non era sola. C’era anche un uomo che copriva lo spazio della porta. La donna , che riconobbi nella sorella  …  della mia   collega … , lo spingeva dentro, senza apparente motivo. Andò via solamente perché io tornata indietro le dissi in modo secco di uscire  e non mi mossi di là; allora abbassò le forbici e si allontanò con quell’uomo.

Ottobre 1998 

Nel mese di ottobre 1998, Ivano mi telefonò  un pomeriggio ( era  venerdì ) chiedendomi se ero disponibile  ad ascoltare una persona che era andata  al mattino a scuola appositamente per contattarlo. Mi resi disponibile .Arrivò  dopo qualche ora  insieme ad un’insegnante in pensione di Peveragno: …Questa confermò in mia presenza più volte che aveva  saputo dal dottor ….  che lei conosceva (e che diceva essere imparentato con …)che Ivano era figlio di Maria Gabriella di Savoia e dello scià di Persia  Reza  Pahlavi.Aggiunse anche  che il dottor …. aveva affermato che il Vaticano si era opposto al matrimonio tra i due. Rimase molto a lungo a casa mia insieme a noi,prendendo appunti fin dopo cena,per avere elementi  utili , disse ,  per  contattare conoscenze molto altolocate ( addirittura in Vaticano).
Dopo qualche giorno invece mi telefonò affannata chiedendomi  di far finta di non avere mai saputo  niente da  lei. Mi rifiutai.
Seppi da Ivano che era  già stata a casa sua ,affermando che quel dottor …. che le aveva raccontato della nascita  di Ivano non voleva essere coinvolto nella faccenda.

Febbraio 1999

Andai con Ivano a Cavallermaggiore l’ultima domenica di febbraio 1999.(Ricordo che avevo notato che il mese di marzo cominciava  proprio di  lunedì) Ivano aveva avuto un contatto telefonico  con il sig. … che lo aveva invitato  ad andare lo stesso pomeriggio a parlare con lui. Abitava in una villetta  esternamente simile a tante altre , non particolarmente bella . All’interno la casa ,apparentemente modesta era arredata  con oggetti molto belli alcuni molto antichi e di pregio. Lo ricordo bene perché  , infreddolita dalla mancanza di riscaldamento dell’ambiente e a disagio per sentirmi lì poco più che trasparente mi guardavo spesso intorno ,  mentre ascoltavo il dialogo tra Ivano e questo signore molto colto e distinto che nei suoi confronti mostrava estremo rispetto ed attenzione. Fu lui a dire ad Ivano:” Lei è nato in Persia”. Lo affermò con estrema tranquillità. Sono certa di questo perché la sua affermazione mi colpì molto. Infatti prima di allora  non avevo mai  saputo  che Ivano fosse nato in Persia.Mi colpì anche  che non dicesse “Iran” ma usasse il nome più antico di quel Paese. Mostrava di conoscere molto bene le vicende dello Scià ed anche l’ambiente da cui Ivano era circondato a casa e sul lavoro. Sapeva anche del dottor …Vide molto bene i segni che Ivano ha sulle spalle  e sul collo. Li guardò come se già li conoscesse e si alzò a prendere una specie di dizionario di segni esoterici. Spiegò che quei segni indicavano certamente un rito esoterico alla nascita , aggiungendo che un particolare significato di forza , potere , era dato al collo. Insistette  perché Ivano parlasse con il principe Vittorio Emanuele  o con suo figlio Filiberto. Mostrava  di avere una certa “familiarità” con loro ; diede il proprio numero di telefono ad Ivano scrivendolo su un foglietto che staccò da un blocchetto tutt’intorno stampato con il nodo Savoia che aveva preso “sul tavolo del principe”. Questo signore era a capo  di una specie di “partito “monarchico. In realtà era evidente  che non frequentava unicamente  Casa Savoia. Era molto conosciuto e rispettato presso tutte le monarchie. Affermò che doveva rispondere agli auguri inviatigli per il suo compleanno da Regina Paola di  Liegi. Parlava  comunque dei vari regnanti senza soggezione alcuna. Per lo Scià non nascondeva una grande ammirazione. Disse anche che Vittorio Emanuele doveva a lui la propria fortuna .Addirittura i Savoia  sarebbero stati quasi poveri  se avessero dovuto vivere unicamente  con i beni ereditati da Umberto !. Su Maria Gabriella non fece  praticamente nessun commento. Promise il proprio interessamento  e che avrebbe  telefonato di lì a pochi giorni. Quando ,dopo circa una settimana, telefonai per avere notizie,mi rispose che avrebbe telefonato lui ad Ivano , appena avesse avuto notizie da  imprecisati “altri”. Era stato lui  ad osservare per primo , con attenzione  che sulla Croce che Ivano indossava , di foggia assai singolare , erano stampate lettere, numeri e alcuni segni. Cercammo in seguito di decifrare  quello che ci pareva essere un codice  vero e proprio , ma purtroppo non ne venimmo a capo.

Estate  1999

Facendo  mente locale  a quanto avevamo letto sul libro di Petacco circa  lo Scià di Persia , e ricordando  la trasmissione televisiva in cui si era  detto  apertamente  della richiesta di matrimonio fatta dallo  Scià a Maria Gabriella di Savoia,  cercammo in biblioteca a Cuneo  le riviste  di quegli anni, convinti   avessero dovuto scriverne. Ci negarono l’esistenza  delle   annate di “ Gente” che  pure avevo già letto: completamente sparite! Sparì pure il giornale “Epoca “ su cui avevamo letto un articolo   del 1957  in cui  si affermava  che lo Scià doveva assolutamente avere un figlio maschio entro l’anno, se non  voleva rischiare il trono. Lo  stesso Scià  faceva alcune dichiarazioni in cui  dava per scontata la nascita del figlio maschio entro l’anno. L’impiegata , paonazza , negò  che la biblioteca avesse mai avuto quelle riviste. Un giorno, poi, mentre cercavamo  di ritrovare su un giornale locale  (sparito anch‘esso) notizie  su un dignitario  persiano che   avevamo precedentemente letto essere spesso a Cuneo, Ivano fu avvicinato da un giovane  che  fece  strani discorsi sulle “persone giuste” all’Anagrafe Comunale. Un’altra volta ,poi ,  gli spruzzarono  qualcosa addosso che lo fece star male.
( Nel corso di queste vicende  non mi mancarono  “ suggerimenti” prima sulla mia carriera ,poi anche   sulla  sicurezza mia e dei miei figli )

Estate 1999

Un certo don … contatta Ivano, ci ricevette  nella Sagrestia del Duomo  di Torino. Anche qui , come  nell’occasione della Ostensione della Sacra Sindone , fu accolto con molta deferenza e rispetto. In questa occasione il  sacerdote riconfermò a Ivano  che era figlio dello Scià e che era nato in Persia. Nel frattempo in un’altra intervista , in cui si presentava come amante di piante e fiori che curava personalmente , la principessa   fece un accenno  vago agli anni della sua    prima giovinezza come a quelli in cui era “cominciata la catastrofe”. Ostentava le mani sporche di terra  :  identiche a quelle di Ivano! In questi anni   ,intanto , la mamma “ufficiale” di Ivano , Lucia , mi  aveva più volte  raccontato di come il figlio che le doveva nascere a novembre 1957 fosse ” a termine”. L’altro figlio, Elio, era nato anche a termine e  molto grosso. Quando, il 20 novembre 1957, ebbe le contrazioni, il marito, invece di darsi da fare, aveva indugiato, tanto che lei aveva temuto di non arrivare in tempo in ospedale. Anche lì, poi, non si erano dati molto da fare. L’avevano poi, stranamente, coperta, anche sul volto, con qualcosa da cui non trapelava nulla. Era intontita e forse le avevano fatto bere qualche cosa. Quando il bambino era nato non lo aveva sentito piangere e , chieste spiegazioni, le avevano  detto che era “buono”. Non glielo avevano dato subito, ma solo dopo alcune ore. Glielo avevano portato per allattarlo ed era un bambino piccolissimo. Non aveva nemmeno le unghie. Quando  arrivati a casa lo aveva sfasciato  la “nurse”si era accorta  delle croste enormi che il piccolino aveva sulle spalle. Il medico aveva detto che risalivano ad almeno quindici giorni, ben prima della nascita del bambino!

Febbraio  2000

Entra in scena il maresciallo dei carabinieri di Mondovì ,  …. che inizia un’inchiesta sul mio caso.

Marzo 2000

Ivano viene chiamato  dal procuratore dr. Bausone della Procura della repubblica di Mondovì  (CN) Sono  chiamata anch’io, informalmente, come testimone. Le domande si  riducono  a  un “Conferma?”

Giugno 2000

Vengo a conoscenza del fatto  che Ivano  è  molto  ammalato, già  diversi anni. I medici   che lo avrebbero visitato  avrebbero  poi  tutti concordato sul fatto che la mancanza della  sua vera identità  aveva influito in maniera   gravissima  sul tumore. Nonostante tutto questo lui continua sempre a prendersi cura della  casa e di Lucia , oltre che a dedicarsi  alla scuola dove lo pressano  con ogni sorta di angheria .

Luglio 2000

Ivano, molto ammalato, telefona a Maria Gabriella di Savoia. Risponde lei. Le chiede di aiutarlo e le dice che sta molto male, chiede  di aiutarlo.  La tradisce l’emozione  nella voce … Il timbro, tra l’altro, è molto simile a quello di Ivano. Si direbbe la sua versione femminile. Nello stesso mese cerco anche io contatti con lei , tramite una nobildonna  torinese che cura le mostre a palazzo Barolo .Le parlo di Ivano.Lei , che già conosce la questione mi ripete  che no ,  non può , non può , assolutamente non può intervenire e  mantenere la promessa data  in una precedente  telefonata , di    combinare un appuntamento tra Ivano e la principessa. Mi parla con la voce  rotta  dall’emozione ed ad un certo punto  piange.

Estate 2000

Le indagini proseguono  . So da Ivano che il maresciallo B. ha dichiarato che sarebbero state positivamente concluse entro l’anno.

Novembre 2000

Sull’Anagrafe Tributaria trovo la corrispondenza  di Ivano  Tassone  con  Pahlevi Savoia Garro , nato il 12 novembre 1957 in Iran. Informo  subito Ivano  che a sua volta lo comunica al  maresciallo. Saprò che lo stesso farà poi delle ricerche dall’ufficio di Mondovì, acquisendo ulteriori dati utili.

Gennaio 2001

La  Repubblica  pubblicò un inserto speciale per l’anniversario. A  tutta pagina era ritratto , nel contesto dell’articolo dedicato ai fatti del 1979 , una foto dello Scià Reza Pahlavi e di ….IVANO!, accanto a lui,vestito come il padre ,riconoscibilissimo   anche da bambino. Fu per me un’emozione molto forte. Lo fu  anche per Lucia  che  lo riconobbe  immediatamente , rilasciando poi una dichiarazione  scritta in proposito.

 6 Febbraio 2001

Era un martedì. In Ufficio arrivò il maresciallo B . Consegnò, in mia presenza un  ordine del Procuratore  Bausone  per indagini sull’ Anagrafe Tributaria  per  quanto attinente al  soggetto:  Tassone Ivano Pahlevi  Savoia Garro. Chiese che io assistessi  alle indagini. Il direttore  dovette accettare  e  a sua volta volle che fosse coadiuvato dal  responsabile  dei codici di accesso dell’Ufficio , sig. …In realtà non mi fu permesso  di accedere  ai dati  e lo stesso …  intervenne più volte  per frenare  la mia   impazienza. Alla fine ,però , il sig … era molto più soddisfatto di me.  A suo dire non c’era niente  da vedere. Né lo contraddisse il maresciallo  che , uscendo , mi rassicurò sul fatto che sarebbe tornato presto e  li avrebbe costretti , considerata l’evidenza dei dati a sua disposizione , a  dire la verità. Mi chiese anche di  andare una sera da lui con Ivano. Qualche giorno dopo , irritata  dal comportamento del collega  e delusa  dal maresciallo , chiesto un appuntamento  con il Direttore dell’ Ufficio , gli chiesi  esplicitamente di tirar fuori i documenti di Ivano  che sapevo  esistere in Ufficio .Lui   si nascose dietro un “sono l’ultimo arrivato , non  sono responsabile , non so ”.Finse poi  che non ci fossero livelli  superiori  riservati  quando , in seguito al suo atteggiamento , gli chiesi di avere l’accesso a tutti i dati  .

9 febbraio 2001

(Ricordo bene  perché    era il mio compleanno) A casa sua il maresciallo  riconfermò lo stato delle indagini molto positivo ed il fatto che la questione si sarebbe ben presto chiusa  con la  dichiarazione di identità di Ivano , in realtà primogenito maschio dell’ultimo  Scià  Reza Pahlevi e  Maria Gabriella di Savoia. Confermò anche  che  i suoi  veri genitori  si  erano anche sposati   e che lui era figlio legittimo , unico erede del  titolo e del patrimonio, secondo la legge islamica. Nei mesi seguenti  ci furono alcune  reti che trasmisero immagini filmate  delle celebrazioni dell’impero persiano  volute dallo stesso Scià . Furono trasmessi dei filmati che ritraevano lo stesso evento   pubblicato sulla  Repubblica .

Agosto 2001

Tutte le volte che ci siamo rivolti  a qualcuno , o anche a  Istituzioni , come  Anagrafe o Magistrati , sempre ci è stato detto  che quanto cercavamo , ovvero la  documentazione cartacea della vera identità di Ivano , era anche altrove.In realtà ciascuno degli interpellati cercava di  evitare qualsiasi rischio e ci rimandava ad un “altrove” che però quasi mai indicava. Nel caso della ricerca della pratica di adozione ,tuttavia ,lo “scaricabarile” fu molto preciso : Cuneo ci mandava a Torino e viceversa. Eppure al tribunale di Cuneo  ci stavano proprio materialmente consegnando la pratica di adozione.Il giovane impiegato che era  alla Cancelleria Civile  non ebbe nessun dubbio sulla legittimità della richiesta da parte di Ivano  che ,quale diretto interessato  aveva sicuramente diritto , ad acquisire gli atti richiesti ,in virtù di tutte le normative vigenti.(Legge sulla trasparenza , legge sulla privacy). Se non fosse intervenuto  lo strano personaggio che letteralmente lo  diffidò  dal consegnarci anche solo una traccia di quanto cercavamo , terrorizzandolo letteralmente , si sarebbe riusciti  ad avere tutto.Né questo signore  potè negare quanto prima affermato dal dipendente della cancelleria.Non negò che Ivano  avesse il diritto di vedere  la pratica di adozione,.Spudoratamente negò che fosse lì,e ,intimandoci di uscire ci disse malamente di rivolgerci al Tribunale dei Minori a Torino. In realtà tutte le persone contattate  si rendevano conto di compiere un abuso negando i dati richiesti , si contraddicevano non solo l’uno con l’altro , ma con se stessi. Ci fu una fase della discussione in cui la signora  … dell’Anagrafe di Cuneo, durante il nostro ennesimo tentativo di accedere  ai dati , ammise , finalmente , il diritto  di Ivano di accedere ai suoi documenti , ma poi lo negò  di nuovo. Avrei voluto maggiormente  incalzarla  mentre era  in evidente contraddizione  ,  ma  non potetti  farlo perché  impedita proprio da Ivano  che in  quella , come in altre simili circostanze , usava modi estremamente garbati , troppo per i miei gusti. Alla  fine  tutti ci  rinviavano altrove, anche facendo chiaro riferimento a Lucia Garro che sicuramente aveva altri documenti o sapeva dove  reperirli , in quanto interessata. Avevamo la certezza della falsità delle dichiarazioni degli addetti ai vari uffici. Io mi sentivo presa in giro nel modo più  vergognoso. Immaginavo  cosa dovesse provare Ivano ! Come avrebbe potuto  pensare di consegnarci la pratica  della affiliazione  – seppure forse in copia – il dipendente della  Cancelleria di un Tribunale,   se questo non fosse stato legittimo? Come ,invece , poteva  un dipendente comunale  affermare che necessitasse , per un semplice estratto di nascita , l’autorizzazione  della Procura di Cuneo? Inoltre , in primissima battuta , …, guardando  che sul computer dell’anagrafe  comunale  non c’erano i dati di Ivano , aveva detto che doveva trattarsi di un errore , che non era possibile. Solo qualche giorno dopo , dopo essersi consultata con qualche superiore , affermò che i dati erano aggiornati solo dal 1970. Ma non era vero , lei stessa  ci aveva mostrato sul video omonimi di  Tassone Ivano nati prima del 1970 . Successivamente  parlò  di un archivio segreto. Il Direttore dell’Ufficio  Imposte Dirette di Cuneo, lungi dal mostrare meraviglia  quando dopo la visita del maresciallo B. gli avevo chiesto  espressamente i   documenti della identità di Ivano , si era preoccupato    unicamente  di  sottolineare che , essendo l’ultimo arrivato , non voleva essere il capro espiatorio. Un’altra  collega , addetta ai terminali   dell’Ufficio aveva cercato  di negare  addirittura l’evidenza di quanto era scritto  sull’interrogazione appena stampata:  “rapporti con altri soggetti”  , mentre, però, cercava di strapparmi il foglio  di mano. E che dire delle altre che ebbero il coraggio di negare quello che si erano lasciate imprudentemente  scappare a telefono con Ivano circa  l’esistenza “ di un altro nome  sullo stesso codice”….. ? ? Alle mie pressioni incalzanti  cercavano di cavarsela  suggerendo ,guarda caso ,   altri posti dove poter chiarire , magari in Comune….

Agosto 2002

Nell’estate del 2002   andammo ,un sabato  di fine agosto , al Duomo di Torino. Era il primo pomeriggio. Ci eravamo appena avvicinati alla Cappella dove è la riproduzione della Sindone ,quando ci fu uno sguardo  di intesa tra alcuni presenti .Uno di loro si allontanò e subito dopo  arrivò un signore piccolo di statura  con barba e capelli  bianchi  , non anziano , forse di circa cinquant’anni  e assai somigliante ad un fisico che compare spesso in una trasmissione scientifico-divulgativa. Fece avvicinare Ivano ,con un cenno  e , rivolgendosi quasi unicamente a lui  sempre con estremo rispetto  e deferenza ,spiegò tutto sulla Sindone , parlano anche in francese. Fece  anche ,ad un certo punto , un riferimento ai Persiani. Intanto ,  insistendo nelle mie ricerche sull’Anagrafe tributaria ,  scoprii che  risultava intestata  a Lucia una polizza di assicurazione  che   ogni anno  prevedeva il versamento di un premio di   ben  39 milioni di lire!

8 dicembre 2002 

Tentammo la strada del Ricorso alla Corte dei Diritti Umani per l’Europa di Strasburgo .

8 gennaio 2003 

La corte ci rispose   e  protocollò  il ricorso stesso. Ogni invio di posta a Strasburgo conteneva documenti, accompagnati da una lettera mia e una di Ivano. Copia autentica delle lettere inviate è in nostro possesso.

14 gennaio  2003

Formalizzammo il ricorso  trasmettendo  i primi elementi.

Maggio /Agosto 2003

Trasmissione di  documenti e risposte di acquisizione. Inoltre il tribunale di Strasburgo richiese a Torino i documenti riguardanti Ivano. Un giudice preparò una cartella da inviare, ma fu impedito di farlo dalle altissime autorità italiane. Alla sua protesta fu relegato in un ufficio dove era inavvicinabile, come attestato dal giudice di Cassazione da me contattato.  (vedi più avanti fine Agosto 2003)

1 agosto 2003

Ivano mi chiese di preparare una lettera  di diffida alla BRE di Peveragno  a far operare altre persone sul suo conto. Erano già capitati spiacevoli episodi ed  Ivano e Lucia  erano stati costretti  a rivolgersi , in passato , ai carabinieri .

Agosto 2003

Successivamente venni  in contatto  con un  consigliere  di Cassazione, .., giurista conosciuto oltre che per la sua carica  , anche per diversi testi e pubblicazioni , esperto  di Diritto Internazionale Familiare. Già al primo dialogo era  emerso  chiaramente  che conosceva bene la questione di Ivano.Pertanto ,dopo alcuni giorni, lo avevo richiamato e chiaramente e direttamente parlato del caso , informandolo che rappresentavo legalmente a Strasburgo  un mio amico che vive in Italia sotto  altra identità ,ma che è in realtà , il figlio di  Reza Pahlavi  , ultimo Scià di Persia  e di  Maria Gabriella di Savoia. Sì ,il “primo” figlio dello Scià”, aveva  lui stesso sottolineato  , senza mostrare la minima sorpresa , non solo , ma con espressione  di chi afferma  con  convinzione. In questa sede aveva anche mostrato di conoscere il ricorso presentato ,e le sue motivazioni , invitandomi  in modo nemmeno  troppo implicito , ad accettare , nello stesso interesse del mio “assistito”  , un risarcimento di 50.000 euro!

Fine agosto 2003

Contro ogni aspettativa , in contraddizione con le notizie positive che erano fino ad allora pervenute  la Corte respinse il ricorso , adducendo a motivo che il regolamento permetteva ad una commissione ristretta di tre giudici di respingere il ricorso, ma senza spiegazione alla decisione presa, ma solo dichiarando “chiuso” il ricorso. Veramente strano! Successivamente alla decisione di Strasburgo mandai  al giudice  uno stralcio dei documenti  della prova della vera identità di Ivano. Quando ,dopo circa una settimana , mi ha telefonato (gli avevo lasciato un messaggio in segreteria in cui gli dicevo di volergli  comunicare ulteriori sviluppi) , mi diede della “pazza incosciente” più volte , rimproverandomi –senza alcuna convinzione –degli errori da me commessi nell’iter  procedurale  . Mi suggeriva  di procedere ad una azione civile  di riconoscimento ,o meglio ,di “disconoscimento” della paternità .Non metteva  , comunque  , in dubbio che quanto  sostenevo  fosse vero : lui  era  sicuramente il figlio dello Scià , ma poverino , la mia  incapacità    gli   aveva  impedito di veder riconosciuti i suoi diritti .( Iter corretto : causa civile). Successivamente gli inviai  una copia  della lettera trasmessa a Strasburgo. Mi ribadì telefonicamente ( non mi ha mai scritto  probabilmente perché “verba volant…..”) quanto  già affermato ,che cioè, ero nel giusto,ma che la “verità sostanziale” dei fatti non  mi serviva , perché la verità “giuridica”  era  diversa. …A proposito del giudice che è stato relegato a Roma perché non seguisse più il caso di Ivano a Strasburgo, dice che è “inavvicinabile”. Gli  inviai  allora  le foto di Ivano, dei falsi genitori, dello Scià ,dello Scià con lui bambino a Corte.
“E’ lampante che quei due non sono i suoi genitori” mi disse  senza esitazione.
Anche stavolta ribadì la verità dei fatti , suggerendo  ancora un iter civilistico , stavolta nei confronti degli eredi dello Scià. Non mi  diede più dell’”incosciente” , ma riconobbe  che ero  legittimata a classificare come “ignobile”  il comportamento  di chi nelle Istituzioni  , giudici  compresi  , aveva  tanto  danneggiato  Ivano. Lui  non l’avrebbe fatto  , ci avrebbe pensato 50.000  volte , prima di negargli  i suoi diritti! Alla mia sollecitazione  sul parere dell’uomo e del magistrato , mi chiese  di dargli atto che non mi aveva  mai contestato  la sostanza , la verità dei fatti di cui si parlava . Lui  sa   che  Ivano è il figlio dello Scià Reza Pahlavi   e di Maria Gabrella di Savoia.

Autunno 2003 

Mandai ad alcune Diocesi  e qualche gruppo politico regionale un  appello ,corredato delle solite foto , affinché  dessero una mano ad Ivano .Nessuno si degnò mai di rispondere.

Primavera 2004

Nella primavera scorsa , a marzo , Lucia Garro decise di stabilirsi  a casa del suo vero  figlio Eliodoro . Ivano  tentò in tutti i modi di trattenerla. Fu irremovibile.

4 aprile  2004

Ivano  si trasferì presso amici ,  anche per seguire la nuova vertenza legale.

Estate 2004

Una nostra comune conoscente , …,  si era completamente rifiutata di aiutare Ivano quando glielo aveva chiesto , pur vantando molte conoscenze anche all’Anagrafe di Cuneo. In quell’occasione lui non le  nemmeno accennato alla  vera identità , ma lei aveva  dichiarato che la sua situazione  era troppo delicata. L’ ho  incontrata quest’estate e parlando di Ivano  , le ho detto , a  “ bruciapelo” :” Tu sai chi è veramente !” Lei  presa alla sprovvista ha immediatamente  risposto  : “Sì , lui  era il figlio di “ -interrompendosi  impaurita – “…coso….“No , ho risposto , lui  è  il figlio  dello Scià , è  ancora vivo”. Era molto pallida mentre l’assicuravo  , salutandola , che la verità  sarebbe presto venuta  a galla.

19 ottobre 2004

Ivano  è a Cuneo per qualche settimana. Da allora in avanti  è successo di tutto . E’ stato finanche rapito, come  da me stesso dichiarato ai carabinieri  a mezzo fax in data  20 novembre 2004  ,documento agli atti  dei comandi di Vicoforte Mondovì , Cuneo e Peveragno   e  pertanto  riscontrabile . 

 22 novembre 2004 

Dopo la mia denuncia la cosa sembrava non avere fatto  alcun rumore. Così decisi di andare alla caserma dei carabinieri a  Peveragno per avere notizie e per farmi accompagnare a casa di Eliodoro  che mi aveva già precedentemente diffidata dal presentarmi lì. Mi fecero aspettare un bel po’, anche se mi riconobbero subito , tanto che al carabiniere che prendeva le mie generalità caddero  di mano i documenti , mentre balbettava  che sapeva” per chi ero lì”…”. Che cercavo  …….Tassone……Ivano…”    . ma dovevo” parlare con il comandante”. Quando il comandante mi ricevette  fece finta di non sapere niente  ; gli  indicai allora il mio fax lì in bella mostra sulla scrivania , nemmeno protocollato !. Ivano , secondo lui , era a casa dei parenti  per sua scelta  ad onta delle mie strane richieste . Quando gli ricordai che i carabinieri sicuramente non potevano ignorare che non erano quelli i veri parenti , disse che lui stava lì liberamente ,perché lo avevano certificato i  carabinieri  di Vicoforte che lo avevano  portato a Peveragno su sua precisa richiesta  e  i vigili del paese  si erano recati lì apposta  per verificarlo. Non mi risparmiò  le chiacchiere di paese  secondo le quali  noi che ci dichiaravamo suoi amici avevamo interesse per i suoi grossi capitali! Non mi impressionai e gli ricordai  che erano ben  altri  i capitali sui quali indagare. Tra un tentativo di intimidirmi  e  uno di  farmi contraddire  finì finalmente la discussione allorché, avendomi dichiarato che si guardavano bene dall’accompagnarmi a  San Giovenale , me ne andai. Quando  arrivai a san Giovenale e vidi Ivano alla finestra non mi parve vero. C’erano due  cancelli chiusi con il catenaccio , e meno male  che aveva scelto lui di stare lì!!!!!!! Dovette scavalcare  per salire in macchina  con me  e andare via .

10 dicembre 2004 

I più solerti  furono i  carabinieri di Vicoforte che mi convocarono  informalmente per avere notizie più dettagliate circa la mia denuncia .Deposi quanto sapevo: in   pena per Ivano , ero andata dai carabinieri di Peveragno e poi  a San Giovenale . Qui Ivano  che  – come più volte dichiarato dagli stessi carabinieri di Peveragno –  era  pienamente  capace  e libero di decidere , mi aveva chiesto di portarlo   via di lì , e si  era allontanato dalla  casa di Eliodoro scavalcando i cancelli  chiusi  con due catenacci.

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