Autobiografia
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Autobiografia

Stirpe regale,…
*TRA ORIENTE ED OCCIDENTE.*

La corona insanguinata.
Una,… dolorosissima… autobiografia.

Mio padre con la corona in capo, pareva, a me bambino, molto alto; il diamante viola incastonato nella corona rifletteva le mille luci della sala del trono e, quasi pareva giocare con loro ed i miei occhi neri e sempre mesti, a volte, incrociavano quelli di papà; lui sempre tentava d’accennare un sorriso, ma il risultato era un’espressione triste, simile a quella del “ piccolo principe” , …io.

Anche a me, oggi uomo, quel tempo lontano pare avvolto da una bruma che pur lasciando intatte le immagini quasi si trastulla con loro,ora modificandone i contorni, ora avvolgendole in un morbido abbraccio ora, invece rendendo le figure e le sale del palazzo simili a miraggi nel deserto infuocato. Quella nebbiolina leggera non cancella i ricordi, ma li rende lontani, lontani, quasi irraggiungibili.
I miei genitori, entrambi appartenenti a due dinastie per cause indipendenti dalla loro volontà, spesso sulle unioni regali ed anche sul figlio primogenito, nel caso il sottoscritto, prevalgono ragioni di stato, di religione, di cultura diversissima;io pur designato per diritto dinastico a regnare e legittimo pretendente al trono ero spesso messo da parte; raramente apparivo in pubblico. Mio padre si risposò e la successiva moglie fu proclamata regina. Dopo tre anni nacque il loro primo figlio e questo generò confusione e dolore. Gli alti dignitari si rivolgevano a me quale primogenito, designato a succedere al trono, ma durante quasi tutte le cerimonie ufficiali era presente mio fratello. Abitando in differenti palazzi noi fratelli eravamo e siamo due perfetti estranei, nei modi, nella lingua acquisita e certamente nell’interagire con la quotidiana realtà: lui e gli altri miei fratelli ricchissimi, io povero e costretto a vivere di carità.
Il regno che fu di mio padre non esiste più,… molti anni fa a causa di motivate rappresaglie interne decise di auto esiliarsi; nemmeno un anno dopo morì. Oltre al dolore d’una perdita non colmabile si aggiunsero presto mille sciabole che realmente e metaforicamente torturarono tutto il mio essere dilaniandomi e causandomi ferite così profonde che mai, mai si rimargineranno.
Solo rivolgendomi all’ ALTISSIMO, A MARIA ED A SAN GIUDA TADDEO sono riuscito a non affondare nel mare in tempesta della vita ed a sopravvivere, cercando di dare un’immagine, a me stesso ed agli altri di serenità.
Mio nonno, ultimo regnante della stirpe regale materna amava ripetere: “ Le monarchie sono come i sogni, o subito si ripresentano al mattino o,.. non torneranno più.” Così è stato anche per la dinastia paterna, sostituita da un regime assolutamente antidemocratico e certo non rispettoso dei diritti umani.
Rispettava dunque papà il suo popolo sino in fondo? No. No ,… quante diatribe tra me lui. Io, dato in affidamento ad una donna in occidente, che sempre ricordo con infinita nostalgia ed immenso dolore per la sua perdita, disapprovavo e disapprovo qualsiasi forma di tortura, la pena di morte ed il mancato rispetto dei diritti fondamentali per vivere in modo democratico. Non così la pensava il regal padre che,…( credete grande dolore suscita in me rivelare questi fatti), approvava sia la pena di morte che la tortura volta soprattutto a prigionieri politici. Io continuai a tonare nel regno paterno sino all’età di ventidue anni, ben poco potevo contrastare la volontà paterna; lui monarca assoluto ed io un pretendente al trono destinato a sparire nel nulla a fondere come cera di fronte al fuoco della vita. Certo ho cercato di intervenire a favore dei prigionieri, custoditi dall’odiosa polizia segreta. Qualcosa per loro sono riuscito ad ottenere, pagando a caro prezzo. Mai dimenticherò le loro richieste di aiuto, così disperate, strazianti e colme di inascoltato dolore. Se qualcuno s’è per Volontà divina potuto salvare grazie a mie ostinati interventi a loro favore ne sono felice, ma per queste vite, forse, risparmiate è stato richiesto a me un prezzo altissimo. Su questo scambio straziante preferisco tacere e, con l’ aiuto della preghiera, cercare di sopportare dolori profondi e insondabili.
Mio padre, i suoi consiglieri e la quasi totalità degli abitanti del mio paese d’origine professava e professa la religione islamica; solo una piccola minoranza ha abbracciato il credo cristiano. Personalmente considero ogni persona, a prescindere dal proprio credo religioso, ma in base alle azioni che compie ed alla capacità di interagire in modo più o meno positivo con chi, ogni giorno e nella vita percorre con noi un “ tratto di strada”.
Mia madre, principessa appartenente ad una dinastia cattolica incontrò, subito dopo il matrimonio opposizioni accentuatissime sia da appartenenti a case regnanti, che da parte dei cattolici in genere: non capivano e non approvavano questa unione. Ovviamente per l’unione ci volle un “placet papale”. Dunque matrimonio fu, a patto che il primogenito, io, fosse cresciuto secondo i dettami dell’islam. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare i musulmani accettarono di buon grado l’unione: da tempo attendevano dal loro l’annuncio di una nascita di un figlio maschio che avrebbe dovuto continuare la paterna dinastia. Nacqui io, piccolo principe, del tutto ignaro che attorno a me si stavano scatenando turbolenze, difficilmente arginabili. La SANTA SEDE che prima aveva approvato l’unione, forse per fortissimi venti massonici avversi, si rifiutò di proclamare l’avvenuta unione. Nel regal mondo un matrimonio, anche se già attuato con i sacri crismi ed in questo caso con il rito cattolico e quello islamico, affinché sia valido ed accettato universalmente nel mondo “ cristiano” deve essere proclamato dalla Santa Sede. Questo non avvenne mai; mio padre incontrò alti personaggi del mondo cattolico, ma il loro no fu irremovibile. Che fare? Il matrimonio era stato celebrato e l’attesissimo primogenito, io, venuto alla luce in quel dorato palazzo orientale.
Ancora sono visibili sulle mie spalle linee orizzontali parallele e sulla mia fronte particolari segni ben visibili, frutto di due consacrazioni volute dai SUFI, monaci islamici,. Secondo antiche profezie il sottoscritto doveva e di fatto è stato consacrato all’Altissimo: due linee orizzontali scendono verso lo sterno, dando origine ad un stola, quasi sacerdotale; all’interno nella antichissima lingua Ismaili vi sono simboli indicanti sia la mia regalità che la mia consacrazione, prettamente islamica. Questa fu attuata alla mia nascita ed anche le piccole orecchie, con una punzonatura, furono modificate e tutt’ora sono irrealmente a punta: quasi pare provenga da un altro pianeta.
A circa sette anni, senza anestesia ma con ipnosi lucida: potevo in tal modo assistere a ciò che accadeva attorno a me, e sul mio stesso corpo, senza provare particolari emozioni o dolore. Fui condotto da uomini vestiti di nero in un luogo isolato, presso una grotta. Alcuni di loro con coltelli simili a tagliacarte modificarono l’osso frontale, imprimendo in esso segni particolarissimi, tuttora ben visibili. Questa seconda consacrazione era ed è di origine Nizarita: I nizariti appartengono al mondo islamico da molti secoli, sono un terzo circa dell’islam. La parola nizarita significa: assassino, ma

 l’etimologia della stessa è identica a quella di Nazareno, Gesù il Nazareno: sono i puri di cuore.
Con due consacrazioni ed appartenente a due stirpi regali subii un imprecisato numero di “TENTATIVI DI OMICIDIO”

La dolce mamma adottiva era in quel tempo in dolce attesa. Durante il quinto o sesto mese di gravidanza ricevette una lettera da PADRE PIO DI PIETRALCINA:” Cara signora, molto prego per lei e per il bambino che porta in grembo poiché presto sarà in paradiso. “ Mamma,……. non capì o forse non volle capire. Giunta al nono mese di gravidanza fu insistentemente indirizzata ad andare a partorire in un ospedale a lei sconosciuto. Giunto il momento del parto né ostetrica né medici si presentarono a lei per molto tempo: quante, quante volte mi ha raccontato che sentiva la sua vita e quella del bambino affievolirsi sempre più. Dopo ore di sofferenza fu accompagnata in sala parto e qualcuno le coprì il viso con lenzuolo vede pallido spruzzandole vicino alle narici una anestetico che subito la stordì,… nonostante il sopore riuscì ad alzare il lenzuolo e con profondo orrore, più volte a me raccontato ma mai da lei scritto poiché il dolore di tale ricordo non era da lei tollerabile, vide schiacciare la testa del nascituro con il forcipe, poco dopo cadde in un torpore profondo. Solo dopo molti anni un processo penale, del quale mai si è tenuto conto stabilì che si trattò di infanticidio. Inutili furono le sue richieste nel voler vedere suo figlio. Dopo molte ore udì un bambino piangere disperatamente le infermiere le presentarono un piccolo esseri nodi non più di sette mesi, con le orecchi avvolte in batuffoli di cotone. “ Questo non è mio figlio, dov’è, dov’è mio figlio?” Non ottenne risposta, il piccolo, io, venni portato via e lei lasciata sola. Il marito purtroppo concorde con l’infanticidio comprato con enormi somme di denaro, che sperperò negli anni, in quei giorni non si fece vedere. A poco a poco si rese conto che il bambino tanto atteso ed amato per nove mesi era morto, ucciso, ma perché? Perché? Rammento che durante tutta la vita si pose queste domande senza mai, ovviamente, aspettarsi una risposta. Certe lance conficcate così profondamente nel cuore lacerano e fanno sanguinare sino all’ultimo respiro; così fu per mamma Lucia, quanto dolore! Tanto mi sentì piangere che, l’istinto materno, pur in  una situazione di sofferenza incommensurabile fece sì che all’ennesimo tentativo di propormi a lei da parte delle infermiere accettò di pormi vicino ed istintivamente mi pose vicino al seno ed allattarmi. Lo strazio per lei fu tale che più volte mi confidò che del fatto ne parlò solo con sua zia, anche se molti si accorsero che il piccolo non poteva essere suo figlio, sia perché la sua gravidanza era a termine ed io pesavo circa un chilogrammo e settecento grammi e poi quelle orecchie a punta, quei segni ben visibile sulle spalle e sullo sterno nonché la pelle abbastanza scura, gli occhi nerissimi che così contrastavano con la carnagione chiara del suo primo figlio ed i suoi occhi verde azzurro. Avendo già mamma…….. un figlio di quattro anni ed una zia vivente presso di lei, aveva pensato di affidare il figlio ed in questo caso il sottoscritto, giunto ed accettato con dolore infinito, ad una balia. La signora mi portò in camera e toltimi gli abitini lanciò un grido:” Cosa, cosa hanno fatto a questo povero bambinetto?” Pronunciando queste parole con tono alterato subito mamma….. accorse ed insieme guardando le mie minuscole spalle notarono dei lunghi crosti paralleli, che scendevano verso lo sterno. Senza esitare mamma convocò un giovane medico di sua fiducia:” Dopo avermi visitato a lungo, guardò i dati scritti sulla cartella emessa alla dimissione dall’ospedale di mamma…….e, molto perplesso:” Signora questi crosti risalgono almeno a dieci giorni orsono, pertanto non coincidendo con tale fatto la data di nascita, questo bambino non può essere suo figlio”.
Seppi più avanti negli anni da zia….. che mamma….. in quel preciso istante ripiombò in un muto dolore e neppure riuscì a congedare il dottore, che stupito e perplesso se ne andò. La morte violenta di un figlio modifica per sempre la vita di una donna. Negli anni amiche, a lei care mi dissero:” ………. Dalla tua nascita in poi è cambiata completamente, prima amava il teatro, la musica, le scampagnate, ma d’allora in poi ha rifiutato tutto ed in parte anche noi”.
Fui un bambino estremamente precoce ed a un anno, stupefacendo molti, riuscivo ad esprimermi con brevissime frasi. Improvvisamente un giorno iniziai ad avere conati di vomito e difficoltà a respirare. Venne il medico di famiglia, che dopo una accurata visita ed esami ematologici decretò:” Questo bambino ha ingerito veleno, è grave!” Non sapendo a chi attribuire questo fatto gravissimo, mamma……. Preferì licenziare la balia. Seppi poi che la donna se ne andò senza contestare, ma anche mi dissero che prima povera, poi acquistò una casa vivendo in modo agiato. Molti e molti anni dopo andai io stesso dalla donna e le chiesi se mai ricordasse qualcosa sui fatti inerenti la mia nascita:” No. Non so niente e non voglio parlarne, lasciatemi in pace o vado dai carabinieri”. La reazione assolutamente sproporzionata mi confermò il suo coinvolgimento nel misfatto.
Non riuscii più a proferire parola né a camminare sino a tre anni. Tutti pensavano fossi diventato muto, un mutismo elettivo, forse? In quel lungo lasso di tempo il giovane medico di famiglia mi seguì passo-passo, ma sempre essendo incerto d’una mia possibile guarigione. Ancora rammento, si tratta di un ricordo impresso in modo particolare nella mia memoria, quando un giorno tenendomi a Dodo, il nostro caro cagnolone ricominciai  a muovere i primi passi ed a pronunciare nuovamente le prime parole. In pochi giorni recuperai, in modo quasi misterioso, il tempo perso.
Un giorno mamma…….. si avvicinò dolcemente a me, ancora ricordo il suo profumo ed il colore castano dorato dei suoi capelli” :”Caro, devi sapere che vi sono mamme che amano molti i figli che crescono, anche se questi hanno un’altra mamma ed un altro papà,…. Non temere io ti sarò sempre vicina con il pensiero, ma è giunto il momento che tu faccia un viaggio e conosca tuo padre”. Sin da bambino non era mia abitudine porre domande, ma assentire in silenzio, pur soffrendo enormemente. Avevo capito perfettamente cosa mi era stato detto con sì tanta dolcezza, ma le parole erano tinte di amaro. Un paio di giorni più tardi un paio di uomini mi invitarono su un’auto, mamma…… con gli occhi velati dalle lacrime mi abbracciò non riuscendo a parlare. Allontanandomi sull’auto guardai a lungo la figura di mamma……con un braccio alzato e, quando quasi stava scomparendo all’orizzonte fece un ampio segno indicante un tenero abbraccio. Divenni tristissimo, ma come d’abitudine non feci domande. I due uomini cercavano di essere molto gentili con me, ma io non ascoltavo le loro parole. L’auto rallentò la sua corsa e si avvicinò ad un elicottero, che velocemente si innalzò nel cielo dirigendosi verso un piccolo aeroporto. Qui un aereo, che mi fu detto militare, termine di cui allora non conoscevo il significato, decollò verso quel luogo che era casa mia, o ameno avrebbe dovuto esserlo. I due signori ed il pilota cercavano di coinvolgermi, ma io non proferivo parola. Finalmente toccò terra ed un’auto ci condusse preso una grande città, fermandosi presso uno splendido palazzo. L’interno era simile a quello descritto nelle fiabe che mamma…… mi leggeva. Fui colpito in modo particolare da un grande camera, qualcosa era incastonato nelle pareti e la luce si rifletteva ovunque dando all’ambiente un che di fatato ed irreale. Un uomo, vestito di scuro si avvicinò a me e tutti si inchinarono. Qualcuno in italiano mi disse:” Questo è tuo padre, il re di questo paese”. Questo uomo austero, vestito di scuro si chinò verso di me e con un certo disagio mi accarezzo i capelli e mi invitò a seguirlo; io ero stupito, contento, ma nello stesso tempo mesto. “Un padre, un re? Da dove dunque provenivo e perché vivevo in un luogo così lontano e diverso; sempre nella mia mente vi era l’immagine di mamma…….. e questo aumentava la mia malinconia e nostalgia. Alti personaggi si inchinavano al passaggio di questo re e papà, papà? Questa parola è sempre risuonata strana nel mio cuore, il suo suono non ha mai destato sentimenti di tranquillità o gioia, ma mestizia e lontananza, qualcosa di simile al vento che soffia sulla sabbia delle dune, sempre le modella, le accarezza ma, lentamente le distrugge. Rammento, ci sedemmo in uno splendido salone, un uomo con un’uniforme mi aiutò a sedermi su una poltrona, troppo alta per me. Allora certo non decodificavo il francese, l’inglese o il farsi e le parole pronunciate in italiano da mio padre avevano un accento stranissimo e, per me, erano difficilmente comprensibili. Dopo un’improbabile conversazione fui accompagnato in un appartamento e alcune persone, cercando di essere gentilissime e deferenti nel contempo mi rimisero, per così dire” a nuovo”: abiti ed ancora abiti. Io parlai pochissimo e soprattutto, come d’abitudine non posi domande, da sempre sono un introverso. I giorni seguenti trascorsero tra realtà e fantasia, tale era la differenza dall’ambiente in cui ero vissuto sino ad allora. Già ero a conoscenza di Gesù, di Maria e dell’angelo custode, che sempre ho invocato con fiducia. Alcuni giorni dopo con una persona che traduceva ciò che mio padre diceva, cercò di spiegarmi che loro credevano anche in Maria e,…ma in modo molto diverso da mamma…… e zia…….. In improbabile italiano il re, mio padre con una voce calma affermò:” Sei un figlio molto intelligente, dimmi vuoi apprendere e rivolgerti ad Allah, l’Altissimo come noi o preferisci farlo come la tua mamma adottiva?” “Io voglio parlare con Gesù, Maria ed il mio angelo come mi ha insegnato mamma”. Mio padre sospirò e dopo una lunga pausa:” Va bene è giusto che tu solo decida questo”.
Da allora in poi per anni ed ani continuai a tornare saltuariamente in quella che avrebbe dovuto essere casa mia. Sin dai tre anni iniziai ad apprendere il francese ed il farsi con un metodo alquanto strano: La notte due elettrodi venivano posti presso le mie orecchie a punta ed a poco a poco appresi quella strana lingua, quasi senza accorgermene, sempre il mattino seguente soffrivo di terribili mal di testa.
In Europa conobbi l’augusta madre: Alta di statura; a volte mi abbracciava ed in quei momenti mi trasmetteva in qualche modo affetto. Sua Altezza parlava pochissimo con me, i luoghi di incontro erano sempre molto distanti dall’abitazione di mamma…..Le persone vicino a lei erano strane e mi osservavano come si fa con un povero essere in gabbia, tanta curiosità, ma molto distacco. Cercai, cercai di far sì che mia madre mi accettasse. Rammento che una volta dissi a mamma……..:”Io desidero vivere con mia madre”. Mamma…. Mi guardò pensierosa e non rispose.
Ho sempre comunque perdonato ed ho pregato il Misericordioso per lei. Probabilmente la mia salvezza mentale è dovuta ad un mio credo profondo e semplice ed a una innata capacità di perdonare incondizionatamente.

Ebbi grande dolore, che negli anni è perdurato; e solo con la preghiera ed una incondizionata fiducia nel Clemente ed in Maria madre di tutte le madri riesco a vivere con una discreta serenità di fondo. A sei anni iniziai la scuola elementare, mamma….. era un’ottima insegnante. Frequentai il primo anno seguito da una sua collega. Mamma…..chiese al parroco del luogo che, come i miei coetanei potessi essere istruito da lui nei fondamenti della religione cattolica.” Mi dispiace signora, ma io ho saputo di chi è figlio ed ordini superiori mi impediscono di accettare il bambino ed assolutamente non può partecipare alle lezioni di catechismo”. Io purtroppo ero presente alla discussione. “Reverendo, non è possibile, che prete è lei? Non sono forse io che l’ho cresciuto ed essendo responsabile della sua educazione…” “No, mai accetterò il bambino alle lezioni di catechismo, se crede protesti pure in alto loco, ma vedrà che non servirà a nulla”. Alla mezza, terminate le lezioni, mamma.,.,… mi accompagnò a casa con gli occhi lucidi e senza parlare. Non potendo partecipare alle lezioni di religione i compagni e le loro famiglie cominciarono ad isolarmi sempre più ed i miei pomeriggi li trascorrevo a leggere decine e decine di libri; chiedevo a mamma…..di procurarmeli. Amavo molto geografia astronomica. I moti di rivoluzione e rotazione dei vari pianeti e satelliti mi affascinavano. La sera, con un potente binocolo osservavo Venere l’astro della sera, continuamente mi ponevo dei perché? Ai quali rispondevo già allora consultando testi scientifici: Perché….. il cielo è azzurro? Come mai in altitudine l’acqua bolle a bassa temperatura? Sulla Luna un fiore emanerebbe il proprio profumo? Cos’è la crosta terrestre? Leggevo ore ed ore senza rendermi conto dl fluire del tempo. Particolarmente gradita fu per me in quegli anni la lettura in lingua francese del LIBRO DEI RE DI “FIRDUSI “. Iniziai a studiare pianoforte mi applicai per circa nove anni. La mia insegnante, la cara Elisa Ferrero, mi convinse a fare una prova valutativa al conservatorio,… decisero di ammettermi all’ottavo anno, ma ormai in quel tempo io ero molto impegnato ad assistere il figlio di mamma,….. gravemente ammalato e dovetti rinunciare. Spero, cari lettori, ….sapeste quanto ancora rimpiango il mio ultimo pianoforte regalatomi da Henriette Roynette che lo aveva ricevuto in dono da “Josephine Baker e dalla principessa di Monaco. Si tratta di un Grand Jean, il suono era dolcissimo: in molti anni di lavoro un non vedente l’aveva assemblato per la principessa e per Josphine. Peccato! Amavo molto gli spartiti in bemolle in modo particolare le sinfonie composte “ Per il sonno del re” in modo particolare re Sole Luigi XIV. Presso la pazientissima Marsanasco Elsa appresi a dipingere, esclusivamente nature morte e paesaggi,; le uniche tecniche che amavo erano i carboncini per il bianco e nero o i pastelli morbidissimi su tele nere ove, a detta della mia insegnante ed altri pittori riuscivo ad imprimere luci ed ombre con un tocco particolare,…un mondo passato lontano nel tempo. Considerando che il reverendo non mi aveva accettato alle lezio di religione mamma decise di trasferirsi ad alcuni chilometri, ma anche lì la risposta fu la medesima: “Siamo spiacenti signora, ma non è possibile i bambino partecipi con i compagni alle lezioni,…All’età di dieci anni non ero dunque stato battezzato essendosi tutti rifiutati in modo categorico . Un giorno un sacerdote contattò mamma…… e ci chiese di andare in vescovado per ricevere il sacramento della Cresima: “Mi scusi reverendo, ma come può il bambino ricevere tale sacramento se ancora non è stato battezzato?”  “Non si preoccupi sua Eccellenza,…….. ha pensato a tutto”. Con un padrino francese e la bizzosa moglie dovemmo presentarci in duomo in n giorno di marzo il mattino alle ore sette. Un sacerdote giovane aprì la porta,….con nostra grande sorpresa il duomo era deserto solo fioche luci di candele sull’altare maggiore proiettavano qua e là le ombre della cattedrale che assumeva un aspetto lugubre. Abituati i nostri occhi alla penombra scorgemmo alcune persone sedute, non lontano dall’altare maggiore. Il giovane prete mi invitò a seguirlo ed istintivamente mamma…..e padrini iniziarono ad avvicinarsi a me ed a seguirmi, ma.…: “No mi dispiace, gli ordini di sua Eccellenza sono precisi, solo il ragazzino può avvicinarsi all’altare. “A nulla valsero le garbate e motivate proteste. Incedendo lentamente mi voltai istintivamente verso il gruppetto di persone, i cui visi erano appena illuminati dalle fiammelle ondeggianti delle candele. Più volte avevo visto in TV e sui giornali il regal nonno materno, sua altezza,….. e facilmente lo riconobbi. Ci guardammo per un istante, ma lui non fece trapelare la pur minima emozione, quella fu la prima ed ultima volta che vidi mio nonno. Avvicinatomi alla’altare il giovane prete mi fece cenno di fermarmi; dopo alcuni istanti il vescovo incedendo lentamente con il pastorale si avvicinò a me: “ Non temere qualcosa di importante sta per accadere. Poco dopo il giovane prete, con mio grande stupore, si avvicinò al prelato con un cuscino di velluto rosso su cui era appoggiata una spada con un anello color avorio sull’elsa. Lentamente il prelato sollevò la spada e me la appoggiò su entrambe le spalle, pronunciando parole che ho completamente dimenticato,ma ad un certo punto si chinò verso di me: “Ecco, ora tu sei.…”  Cosa? Mai lo seppi. Fummo poi congedati in gran fretta. Qualcuno, a noi sconosciuto scattò delle foto sulla gradinata esterna del duomo, dopo un paio di settimane giunsero a casa di mamma…….senza il mittente.
Nel nono anno d’età, durante il periodo estivo mamma ………., penso obbligata dalla .regal madre, mi invitò ad andare a studiare a seminario, posto in Vicoforte Mondovì. Mi accompagnò a malincuore presso l’entrata ed un suo conoscente;:” Don Belisio”: “La prego, cara signora , al ragazzino ci penso io, lei torni a casa tranquilla, tra un po’ di tempo le farò sapere,… “Mamma…. melanconica mi salutò ed io lentamente mi avviai verso la breve salita che conduceva, in quello che io reputavo un fac-simile di una prigione, ma mai entrai in quel luogo; Un’auto mi attendeva e, come altre volte un tratto di strada, in questo caso sino ad un piccolo aeroporto, e poi, destinazione Persia. Io tornavo volentieri a casa mia, ma nel contempo mi sentivo fuori posto. Ero il primogenito….., ma nel contempo sapevo che qualcun altro, mio fratello, pur essendo poco considerato da mio padre, ufficialmente era il pretendente al trono, io solo in modo ufficioso. Credo mio padre sperasse che la continuazione della dinastia regnante si attuasse con il sottoscritto. Più volte avevo notato come non stimasse né l’ultima moglie né suo figlio, molto altero e poco disposto a mettersi in discussione. Vi lascio immaginare come la semi-legittima imperatrice considerasse il sottoscritto, ma dovette sempre fare buon viso a cattivo gioco. Quale regnante in un pese di matrice islamica avrei dovuto affrontare difficoltà insormontabili.
A volte mi domando dove siano finite le mie foto ed i filmati di quel periodo. Un giorno, alcuni anni fa su un rete nazionale trasmisero un filmato inerente il lungo periodo di regno di mio padre e ad un certo punto vidi il sottoscritto, ragazzino, camminare nel corridoio degli specchi,…purtroppo, un po’ emozionato, non riuscii ad effettuare la registrazione e così anche un unico documento video che mi legava al mio passato sfumò nel nulla. 

A quattordici anni mi iscrissi all’istituto magistrale, ma non lo frequentai, concorde con mamma……decisi di studiare come privatista. Amavo molto l’indipendenza economica e siccome il denaro versato da mio padre, il gran re mai giungeva nelle mie mani, ma come seppi poi bloccato dalla regal madre e dal suo regal parentado, decisi di lavorare un periodo come cameriere in una pizzeria e poi chiesi di essere assunto dal corpo forestale dello stato. Sul primo libretto di lavoro la dicitura era ”fanciullo”, poiché ancora non avevo compiuto i quattordici anni. Il lavoro consistette nella pulitura di pinete in alta montagna,. Mamma,……….era contraria a questa mia decisione, ma fui irremovibile. Tagliare pini, segare rami o mettere a dimora nuove pianticele a 1500 m. di altitudine, vi assicuro era molto faticoso. Comunque riuscivo a guadagnare e non domandare denaro a nessuno soddisfacendo le mie piccole esigenze. In modo particolare rammento un luogo sulle alpi Marittime detto Morteis. Lì si era svolta una sanguinosa battaglia con le truppe napoleoniche. Vi erano molti avvallamenti, gli altri operai scavarono un po’ con mezzi di fortuna e con mio orrore vidi che erano fosse comuni colme di scheletri. E’ forse questa la vita che un ragazzo di quatt0rdici anni dovrebbe fare’? No, certamente no.
Nel contempo fui avvicinato da due persone che incisero moltissimo sulla mia educazione. Una di circa cinquant’anni era una delle ultime discendenti di un’antica e ricca famiglia nobile, l’altra la moglie di un senatore che tra le varie lingue conosciute amava particolarmente il sancrito ed il cinese antico. Dalla cultura cinese era particolarmente attratto. Il senatore purtroppo morì poco tempo dopo. Un giorno domandai quale fine fece l’ultimo imperatore cinese? La signora, colta ispettrice ministeriale mi disse che era stato relegato in una casa, di fronte alla quale vi erano due leoni in pietra, simboli del potere imperiale, ma un giorno questi per ordini superiori furono distrutti, ancora aggiunse che le autorità fecero di tutto per fargli dimenticare chi era,…senza però riuscirvi. Fu allora bombardato da sostanze radioattive perché non potesse avere figli e con lui sparisse la dinastia. Mai ho potuto appurare se quanto dettomi dalla signora corrisponda alla verità, ma molto ho sentito l’ultimo imperatore vicino a me, immaginando le sue sofferenze.
Presso queste due donne colte e raffinate, ed altri personaggi, che un po’ misteriosamente si avvicendarono presso me negli anni approfondii tematiche culturali in modo piacevole: conversazioni a tavola su temi sociologici e pedagogici, geografia astronomica l’arte di interpretare il tema natale e leggere l’antico libro degli egizi:”Gli arcani maggiori”. Rammento in modo particolare una casa di campagna dell’ispettrice: un vecchio muro in pietra la circondava e l’ampio giardino faceva da cornice ad una dimora dell’ottocento. All’interno grandi saloni adorni di preziosi quadri ed orologi del settecento, una ampia ed ariosa gradinata conduceva dolcemente ai piani superiori , ove spaziose camere da letto si aprivano su ampli balconi,; affacciandosi da essi si godeva della bellezza del giardino, con i suoi alberi secolari. Mi è rimasto impresso un glicine di duecentocinquanta anni, maestoso, sotto il cui pergolato la signora , altri ospiti ed il sottoscritto tante volte abbiamo pranzato o trascorso i pomeriggi a conversare. Splendide erano anche le altre dimore, appartenenti alle persone che frequentai sino all’età di circa ventiquattro anni. Il sapere fluiva in me in modo armonico e piacevole, senza me ne rendessi conto.
Saltuariamente, invitato tornavo da mio padre, notavo che la tensione attorno a lui cresceva, erano le prime avvisaglie di una tempesta che si abbatté inesorabilmente sulla monarchia. A mio parere, uno dei principali errori da lui compiuto e prima ancora da mio nonno fu modernizzare ed occidentalizzare in modo forzato il paese. La cultura e le tradizioni di uno stato andrebbero rispettate; non rispettare i vissuti di un popolo significa non avere rispetto per gli abitanti di quel paese. L’oriente ha cultura e tradizioni antichissime, mai si dovrebbe pensare di poter voltare pagina con un colpo di spugna.
A Diciotto anni fui invitato a presentarmi all’ospedale militare di…….. Lì vi rimasi per circa un mese,….fui percosso più volte e….(Immaginate voi) : La sera non dormivo nell’ospedale ma preso due conviventi M T e B R…in via……..Sempre in ospedale ed i due ragazzi mi ripetevano la stessa cosa: “Se vuoi andartene vivo dall’ospedale devi firmare. Io cercavo di oppormi a quella firma poiché in pratica avrei ammesso falsamente di essere un tossicodipendente ed una persona labile mentalmente. Dopo un mese circa tutte le mie difese mentali caddero e dissi di essere disposto a firmare qualsiasi cosa. E così bollato a vita quale individuo, mentalmente non affidabile potei tornare a casa…….La cara principessa madre aveva ancora una volta distrutto in parte il mio essere, la mia voglia di viver e comunicare. Mai, negli anni ho voluto parlare di questi fatti che hanno inciso profondamente sulla mia vita, pur, miracolosamente mantenendo una mia integrità mentale ed una personalità difficilmente piegabile.
A ventidue anni mio padre, a causa di errori suoi macroscopici e su forti spinte di paesi stranieri, che speravano di usufruire della ricchezza di quel paese, si auto esiliò ed alcuni mesi dopo morì: secondo i bollettini medici di una malattia tumorale incurabile, da confidenze fattemi da lui, avvelenato lentamente con stricnina. ”perché, sapendo che assumi veleno non prendi le giuste precauzioni?” “Ho regnato per quasi quarant’anni, la vita senza il regno per me no ha un senso; come tanti anni fa avevo dichiarato a dei giornalisti in Spagna quando già ero a conoscenza della tua prossima nascita e che saresti stato un maschio”: ”Il problema non è più un erede, ma quale eredità gli lascerò?”. Non so cosa sarà di te,….”. Vidi ancora mio padre poco prima dell’esilio. Impresso nella mia memoria è l’elicottero scuro con le pali sempre rotanti, pronto a decollare e la dicitura sull’aereo che portò mio padre via per sempre:” Aquila imperiale”.
Scelsi delle particolari scuole per approfondire le tematiche sull’handicap e per un certo periodo lavorai in qualità di libero professionista. Amavo questo genere di lavoro, ma il figlio di mamma……. Si ammalò e a malincuore ripiegai su un impiego. Le ore libere a disposizione erano molte rispetto alla precedente attività e mi permettevano di seguire il figlio di Lucia, ammalatosi … Durante dodici o tredici anni, a parte il lavoro era un continuo entrare e uscire da ospedali, specialisti,…Il figlio……era perfido sia con la madre, che con me. Inveiva contro noi due spesso e volentieri e mai aveva sopportato il sottoscritto, un adottato da sua madre.
Ovviamente le vessazioni nei miei confronti da parte di personaggi vari, continuarono, ma credendo sempre nell’aiuto di Maria, madre di tutte le madri e nella preghiera continuai a vivere tra una burrasca e l’altra. 

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